Le Strade del Vino sono nate da pochissimo tempo nel nostro paese, mentre in Francia e in altri paesi europei registrano ormai una completa maturità. La data italiana di partenza è l’inizio del terzo millennio, perché la legge statale che le istituisce è dell’estate 1999 e a quell’epoca erano in pochissime ad essere già nate.
Un'esperienza italiana ancora tutta da vivere

Ogni novità, soprattuto se rapportata a norme di legge (e a decreti attuativi delle leggi, che spesso tardano oppure, come è nel caso specifico, non arrivano del tutto), ha necessità di un periodo di incubazione, possibilmente assistita e riscaldata da finanze pubbliche, e poi ancora di un altro periodo di sperimentazione. Oggi stiamo vivendo questa fase, ma alla maggior parte delle Strade italiane oltre ai ritardi burocratici, è mancato il supporto affettuoso dei contributi. Pertanto è prematura ogni valutazione severa, mentre al contrario questo tipo di iniziativa è stata sottoposta ad un’eccessiva esposizione analitica: è stata una gara tra professori universitari, tecnici e progettisti, istituti di ricerca, su chi esprimeva le critiche più dure, arrivando spesso a sentenziare la crisi delle Strade del Vino.
Quattro anni di vita (ma soltanto poche hanno questa età), non assistita da finanziamenti adeguati, è un tempo troppo breve per poter valutare un’esperienza, soprattutto se fondata su una difficilissima collaborazione tra soggetti pubblici e soggetti privati, su una ancora più originale e difficoltosa collaborazione tra produttori e operatori turistici, in una condizione ambientale non favorevole (in alcune regioni manca ogni struttura di appoggio, in altre regioni le Strade si scontrano con un’agguerrita concorrenza con altri soggetti promozionali).
Quindi, viva le Strade del Vino che nelle varie situazioni territoriali si chiamano anche Strade dei sapori, oppure Strade di prodotto, che salutiamo praticamente all’anno zero della loro attività. Calorosi auguri a tutte e soprattutto a quelle che tra loro si sono già raccordate, periodicamente si incontrano e collaborano.
Il turismo del vino e del gusto è nato nel nostro paese meno di mezzo secolo fa, recentemente ha avuto nuovo impulso per iniziative varie: la creazione delle Enoteche pubbliche territoriali; la nascita delle Città del Vino (associazione tra Sindaci); il Movimento Turismo del Vino (associazione che tendeva a privilegiare le visite alle cantine di pochi selezionati produttori); la nascita di Slow Food e la costruzione di iniziative locali come i Presidi a favore di prodotti a rischio di estinzione; la diffusione dell’informazione enogastronomica (cui partecipa la rivista Barolo & Co., in cui esce questa pubblicazione); la crescente tendenza di tanti consumatori a voler conoscere personalmente nel loro ambiente i produttori di un vino oppure di un salume o di un altro prodotto tipico. Oggi i praticanti di questo particolare turismo del gusto sono una cospicua e qualificata minoranza della popolazione totale; a catturare la loro attenzione e ad invitarli sul proprio territorio sono proprio le Strade del Vino (e/o dei Sapori).
Pertanto le Strade del Vino sono da definirsi come l’organismo più qualificato e competente per organizzare l’incontro tra consumatori e produttori e operatori gastronomici sul territorio proprio di questi ultimi, territorio del quale i comitati di gestione delle Strade sono rappresentanti e responsabili.
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